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I nuovi ladri di biciclette

Tutte le storie del giro che appassiona ancora mezza Italia

C’è qualcosa di epico, nel Giro d’Italia. Non è solo per quei 3.615 km pestati sui pedali su e giù per l’Italia, per i nomi che hanno fatto la storia del ciclismo nostrano: Bartali, Coppi, Gimondi, Saronni, Moser, Pantani, Cipollini. Nibali. Non è solo per le maglie rosa, gli sponsor, il sudore e il sacrificio, l’italico orgoglio di avere un tour che – lo diciamo sottovoce – ci infiamma molto di più che quello francese.

Non è solo questo, dicevamo. Perché rendere veramente grande questa corsa – che compie cento anni e oggi avrà il suo vincitore – è la gente che la circonda. Migliaia di tifosi della prima e dell’ultima ora, di appassionati, di ciclisti amatoriali, di turisti o semplicemente bambini che si accalcano ai bordi delle strade, incuriositi da questo sport che non è famoso come il calcio ma sa essere forse più straordinario perché ci mostra il Belpaese così com’è: da nord a sud, passando per le isole e il centro. E quando le due ruote passano davanti a noi sfrecciando, incitiamo e urliamo perché in fondo quella gara, fatta di salite e discese, rincorse e volate, è la vita di tutti noi. Siamo tutti su quel sellino, facciamo la stessa fatica, sputiamo sudore quando la strada morde e ci sembra di essere perennemente in fondo. Però alla meta ci si arriva, sempre. Magari accidentati, magari sgangherati, ma ci si arriva. E allora l’avventura più bella sono le nostre storie, le storie che nascono con il Giro d’Italia.

Quest’anno qualcuno ha provato a raccontarle, sul sito storiedalgiro.it. Sono volti, parole, immagini e avventure di un popolo che ai bordi delle strade si sente il vero protagonista di quest’Italia sempre in corsa. Banca Mediolanum –che è tra gli sponsor del Giro nel Gran Premio della Montagna – ha affidato il compito di portare online queste storie alla digital agency milanese WIP Italia. E ne è nato qualcosa di bello, di genuino, di fresco. Un sito dove a parlare siamo noi, che non sapremmo inforcare una bicicletta in salita neanche pagati a peso d’oro, ma sappiamo ancora entusiasmarci nel vivere e rivivere questo Giro che da cento anni tiene botta. Ci teneva incollati alla radio e alla tv, prima, e oggi lo fa anche sui social. “Seguo il giro”, racconta sul portale uno degli intervistati, “perché vengo dal sud e vivo a Bergamo, un posto dove la bici è il quotidiano, è andare a prendere il pane, è andare a fare la spesa, è andare in Chiesa”. Ed ecco chi ha visto “nascere” Pantani, chi si ricorda di Bartali, l’anziano signore che ha restaurato la casa di Coppi, le maestre che insegnano in una scuola che ha compiuto cento anni proprio come il Giro e ora studiano progetti di educazione stradale per i bambini. E poi gli appassionati, gli eccentrici, i nostalgici, gli innamorati, le famiglie.

Eccole, le #storiedalgiro. Che ci fanno trepidare per 21 tappe aspettando di sapere chi vincerà. Che ci fanno ricordare che se anche non diventeremo forse campioni in rosa, in fondo siamo tutti ladri di biciclette come nel celebre film di De Sica. In attesa di qualcuno che ci prenda per mano e ci dica che qualunque folla o confusione ci sia, andrà tutto bene. La meta è là.