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La rivincita del contenuto

“C’è chi sostiene che per raccontare belle storie basta guardarsi attorno. Io non ci credo, perché se così fosse i vigili urbani sarebbero tutti Ingmar Bergman”

L’ironia di Massimo Troisi inquadra bene la grande arte di raccontare storie. I mezzi per narrare si sono moltiplicati e chiunque oggi ha uno spazio per divulgare la storia della sua vita o anche solo della sua giornata. Questa tecnica è declinata anche in termini “corporate”: stiamo parlando ovviamente di storytelling. È una buzz word, una parola-ossessione sulla bocca di tutti. Con la crisi della pubblicità e l’onnipresenza del web, aziende sempre più curiose cercano questa tecnica di comunicazione per promuoversi e farsi conoscere.

Ma lo storytelling non è un’invenzione di oggi, né di ieri. E’ sempre esistito. Gli uomini si tramandano fin dall’antichità le avventure, le memorie, le esperienze passate. Perché – che sia un racconto orale o un film 3D – le storie appassionano, attraggono, trascinano. I social network hanno dato al fenomeno del “racconto minimo” una dimensione enorme, di cui oggi si fatica a prendere le misure. Ma è un fatto che il web è pieno di storie piccole, quotidiane, semplici, con un grande senso di autenticità (o, almeno, ci provano), che hanno un seguito notevole. Normali, e “acchiappano” per questo. È il paradosso di questo periodo: da una parte la tirannia delle fake news, dall’altra la condivisione della “storia personale” alla ricerca dell’autenticità perduta. Torna alla ribalta il caro vecchio “contenuto”. Anche il mondo della comunicazione cerca di reinventarsi e seguire il trend del linguaggio autentico. Ora non ci dilunghiamo e ci torneremo nei prossimi articoli, ma per capire che funziona davvero non bisogna andare lontano: basta riguardarsi quello che ha fatto “Dove” con la campagna “Real Beauty”, quale esigenza ha intercettato e quale pubblico ha creato.

Eppure, tranne alcune eccezioni meravigliose, il marketing sembra tuttavia pensare ancora in termini di “forma”, non di “contenuto”, fatica molto a pensare oltre la logica iperbolica dello spot, forse perché manca una fiducia di fondo che le aziende non abbiano in realtà belle storie, vere, appassionanti da raccontare. In Ways! siamo convinti del contrario: le storie ci sono e sono fantastiche. Talmente fantastiche che hanno la forza di giocare sul mercato di oggi, dinamico, vorace, sempre più competitivo. Basta trovarle: le aziende ne hanno un sacco ma spesso non lo sanno o non le valorizzano. Basta raccontarle: ci sono tutti gli strumenti per farlo. Ecco perché un’agenzia di storytelling nativa per il web: due giornalisti, un regista sceneggiatore, un’affermata digital agency. Dare spazio e dare tempo a quelle piccole grandi storie di passione che rendono unica un’azienda, il suo marchio, la sua idea, i suoi prodotti. E’ un’avventura con un grande futuro, che ha tanto da farci scoprire.

Sapete perché? Se vi chiedessero di scegliere se guardare tabelle per 30 minuti o vedere le stesse info in un racconto di 5 minuti, cosa rispondereste?